Keep on Movin: A trent’anni dall’emanazione della Legge 56/89

La 56/89 fu una legge che vide la luce dopo lunghissime peripezie e infinite modifiche a causa delle pressioni del mondo della medicina e della psichiatria. Chi volesse ripercorrere le tappe della nostra legge troverà adeguata documentazione nel  testo “psicologi oltre la siepe” del quale custodisco una autentica copia cartacea! Qui si apprende in modo chiaro, come all’inizio  la proposta di legge non prevedesse nessuna scotomizzazione della professione di psicologo da quelle della funzione terapeutica, sarà solo in seguito con l’articolo 3 che tale cesura verrà praticata senza più nessuna possibilità di recupero lasciando per sempre questa frattura “scomposta”.  Muore un partigiano e con lui il suo coraggio dimostrato in più campi non solo quello della legge. Guardiamo con profondo senso di riconoscimento e stima alle idee e alla tenacia  che hanno permesso alla nostra professione di nascere e progredire e con lo stesso coraggio osserviamo la nostra condizione professionale attuale, ed è il momento di fermarci e comprendere che quel tempo e quelle condizioni sono finite. D’altronde se nascesse oggi un nuovo Ossicini quali battaglie combatterebbe?

Faccio mia una ipotesi: Innanzitutto rimarrebbe sbigottito dal numero ragguardevole di psicologi in Italia, numero pari a quello presente negli Stati Uniti d’America ma con una popolazione pari a 380 milioni di abitanti. Qual è quindi il coraggio di cui oggi a distanza di 30 anni dalla legge dovremmo farci carico? Io credo in primis sia quello di impegnarci in prima persona, con testa mani e volontà,  affinché sia possibile far evolvere la professione dallo stagno nel quale vessa. Stiamo assistendo infatti sul piano Nazionale a pressappochismi,  dovuti ad una politica che ha fatto il suo tempo perché semplicemente non ha alcuna idea concreta di progresso ma soprattutto che non sa spingersi oltre lo slogan propagandistico, oltre la capacità di trasformare le ripetute quanto vane dichiarazioni di intenti in fatti, in obiettivi concreti, in azioni e verifica dell’efficacia di queste stesse azioni. Questa stessa classe politica ha avuto tempo e modo di prendere decisioni importanti riguardo il futuro della professione, in un momento e in un periodo storico in cui poter dire e fare qualcosa era semplice, un periodo in cui la domanda di psicologi e di psicologia superava di gran lunga l’offerta. Questa cultura, radicatasi negli apparati statali e nelle istituzioni come la gramigna più selvaggia, è oggi al capolinea, e fa fatica a comprendere cosa significhi essere un libero professionista, cosa  vuol dire ad esempio, scommettere ogni giorno unicamente sulle proprie forze. Ed è paradossale perché attualmente i liberi professionisti, magari donne, magari con figli, magari attorno ai trenta quarant’anni costituiscono l’85% degli psicologi abilitati in Italia. È Necessaria quindi una politica della professione che sappia farsi portavoce ed interprete di queste esigenze, che sappia progettare interventi psicologici in un mondo non più calmierato, privo di ammortizzatori sociali, dove le trasformazioni e le identità mutano alla velocità dei bit. Ecco è un tempo che non è più nel tempo di chi poteva tutelare. Queste tutele ad oltranza senza nessuna produttività, senza verifica, senza riscontro, non possono più rappresentarci, perché siamo diventati inesorabilmente altro in un altro tempo. C’è una responsabilità chiara ed evidente e a fronte di questo quadro fallimentare si assiste scorati  a chi si  pavoneggia gridando ancora a gran voce proposte ardite mostrandosi in passerelle che hanno il chiaro sapore dell’autocelebrazione invece di esprimere rammarico per il quadro drammatico prodotto. Purtroppo invece ecco che come in una sorta di riadattamento brechtiano dell’ “Opera da tre soldi” si assiste alla riffa delle promesse irrealizzabili e alla sua rincorsa disperata. Ma proviamo invece a farci aiutare da alcuni dati concreti che possono aiutarci a riflettere: L’Ordine degli Psicologi della Campania è cresciuto di circa un terzo 1/3  nel quinquennio 2014-2019. Un terzo in numeri significa 2500 psicologi in più rispetto al 2014, siamo cioè attualmente più di 8.000! e siamo solo ad inizio anno.

Cosa significa questo? Che stiamo assistendo non solo all’incremento di professionisti, ma ad una impressionante  ACCELERAZIONE, avete presente quando l’aereo decolla? Quella sensazione di schiacciamento contro lo schienale? Esattamente quello! Ma a quale necessità stiamo rispondendo con questa accelerazione? È lecito dedurne che c’è una richiesta di psicologia e psicologi così pressante che non riusciamo a “sfornarne” in numero sufficiente! Per cui la produzione aumenta aumenta aumenta….Sarebbe bello certo ma sappiamo tutti che non corrisponde alla realtà per cui mi interrogo nuovamente: A quale domanda stiamo rispondendo con questo incremento?

A questo punto il campo si restringe drasticamente  all’unica ipotesi plausibile: a quella di chi sugli psicologi stessi può intravedere un buon business. Questo tipo di mattanza fatto sui colleghi è evidentemente una forma di cannibalismo priva di un programma e priva di un qualunque raccordo con la domanda di psicologia e di psicologi che un mercato può esprimere.

Se una funzione della psicologia e dello psicologo è rintracciabile in una capacità riflessiva e di posizionamento, in una capacità di poter e saper trasformare l’emozionalità in pensiero, allora devo riconoscere che attualmente le agenzie formative hanno ristretto drasticamente l’accesso al pensiero e che per  compensazione idraulica si è allargato lo spazio della tasca, quella accanto allo sfintere più in basso.

Ed è proprio su questa forma aberrata e scollata che ha assunto  il rapporto tra formazione e domanda professionale che dobbiamo intervenire, ripristinando il senso delle cose, facendo cioè in modo che sia la necessità di psicologia e di psicologi espressa dal mercato ad organizzare la formazione degli psicologi. Sarà nostra cura poi dimostrare la pertinenza e la validità del nostro operato nei diversi contesti di insistenza.

“Keep on movin !” come recitava una irriducibile quanto accorata canzone di Pino Daniele…

Stefano Manzo